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la penso così

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Nel nostro mestiere (o meglio nella nostra missione) non sempre otteniamo dei risultati positivi. Quindi mi chiedo perché a volte non riusciamo a formare ragazzi preparati?

La formazione di un alunno dipende dall'interesse allo studio e allo sviluppo della coscienza del giovane, che a loro volta dipendono da tanti altri fattori.

Perché un ragazzo deve essere interessato allo studio?
Studio vuol dire impegno, lavoro, fatica. Se il frutto della propria fatica si concretizza in un lavoro e in una posizione di benessere sociale, allora un ragazzo vede lo studio come un mezzo per raggiungere il suo obiettivo; se, invece, vede che nella società vale la raccomandazione e non la meritocrazia, allora il ragazzo evidentemente non sarà portato a studiare, ma cercherà vie traverse per la sua sistemazione e vedrà lo studio come un optional.

La formazione (della coscienza ) di un ragazzo dipende dai sani valori che gli trasmette la famiglia, ma anche da quelli che gli comunica la società.


Se attraverso le notizie dei telegiornali, di Internet e dei media in generale, il ragazzo percepisce che i prepotenti hanno un sacco di soldi, hanno ruoli importanti nella società e chi rispetta le regole, chi lavora è nella povertà o nella semi povertà, allora i valori morali del ragazzo saranno fortemente indeboliti, perché i sani valori trasmessi dalla famiglia vengono screditati da ciò che accade nella società.

Un'altra trappola è costituita da alcune pubblicità che screditano le persone adulte.
Se ne possono citare diverse, nelle quali si scambiano i ruoli, l'adolescente diventa adulto e l'adulto adolescente e siccome queste pubblicità sono ben fatte, catturano l'attenzione del ragazzo in maniera quasi subliminale, gli costruiscono il modello che l'adulto non è da prendere in seria considerazione e gli creano l'illusione che può considerarsi grande e quindi gli fanno disattendere la mamma, il papà, gli insegnanti, le istituzioni, le regole.

Con questi presupposti, l'insegnante, in quanto adulto, in quanto istituzione, risulta poco credibile agli occhi del ragazzo; questo provoca una reazione a catena in alcuni insegnanti, che sono legati ai ricordi di un passato non molto lontano, in cui loro (da ragazzi) non si sarebbero mai permessi di assumere determinati atteggiamenti nei confronti di un docente o di un adulto. Quindi sorge un contrasto generazionale insanabile, profondo, che talvolta viene esasperato da qualche docente che
si aspetta inscusabilmente da un ragazzo l'educazione di ieri nei tempi di oggi, scordandosi delle potenti trappole che la società moderna butta tra i piedi dei giovani.

Quindi la preparazione di un ragazzo non è un solamente un problema didattico, anche se questo merita sempre di essere migliorato, è piuttosto un problema politico che affonda le sue radici nell'ingiustizia sociale.

Una trappola che va attentamente analizzata è quella "del tutto e subito" che è uno dei messaggi portanti di molte aziende e di molti spettacoli televisivi. Per esempio, insalata pronta, tutta da consumarsi subito e così tanti altri prodotti, basta aprire la busta e buttare tutto nella padella che è pronto subito.
Subito si diventa una velina, godendosi tutto il successo; subito si vincono un sacco di soldi godendosi tutti vantaggi della ricchezza; subito si diventa famosi (grande fratello) godendosi tutto il successo e così via dicendo.

"Tutto e subito" (sottinteso senza fatica) arriva ai giovani come messaggio sempre possibile, credibile e attuabile. Qua casca l'asino, perché questo messaggio non è attuabile nell'ambito della cultura, in quanto, per essere eruditi, bisogna impegnare molto tempo nello studio, essere umili e tenaci e questo si scontra con la mentalità del ragazzo che vorrebbe essere acculturato subito su tutte le materie (sottinteso senza fatica); perciò lo studio viene rigettato dal giovane del "tutto subito" in modo subliminale, perché non conforme alla regola e perché il successo non è assicurato con certezza.

Quando un insegnante si trova di fronte a questo tipo di mentalità, anche se fa di tutto per far studiare gli alunni, è molto difficile che ci riesca, specialmente se questo modo di pensare è profondamente radicato in un certo gruppo di giovani.
C'è il serio rischio che l'insegnante viva dei drammi, perché vede la quasi inutilità delle sue azioni, con la conseguente demotivazione del suo impegno.
Gli alunni e le famiglie, spesso pensano che la colpa sia dell'insegnante, quando la maggior parte della classe non studia. Quindi si creano delle serie fratture tra le due parti, ciascuno convinto di avere ragione.

Scrivo queste cose perché, secondo me, le combinazioni di queste disfunzioni sociali e logiche, sono occulte, raccapriccianti e difficili da comprendere per tutti i protagonisti (alunni, famiglie e insegnanti) e perché una maggiore coscienza del problema può migliorare i comportamenti di tutti.

Quindi il fenomeno parte dalle ingiustizie sociali, passa attraverso l'illusione che trasmettono i media, arriva agli alunni, coinvolge gli insegnanti e ritorna coinvolgere gli alunni, le famiglie e gli insegnanti.

Come potete vedere è un ciclo invisibile, complesso e difficile da sbrogliare.
Allora la cosa migliore da fare è riflettere sul problema per avere le idee chiare sul perché si viene a scuola.

Può essere banale ciò che dico, ma a scuola si viene per studiare e per educare la propria coscienza (tutto e subito, no).


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